
IL DELIRIO DELLA XENOFOBIA
C’è un sintomo inequivocabile di crollo morale in una società: il momento in cui l’infanzia cessa di essere oggetto di tutela e viene formulata come una minaccia all’identità, anche se tanti dicono che è solo una strategia di marketing politico. Le recenti proposte che intendono porre un tetto alla presenza di bambini stranieri nelle aule o proibire abbigliamenti religiosi rivelano un paradosso ipocrita: si proclama un impegno astratto verso l’inclusione mentre si penalizza la multiculturalità reale. La mobilità delle persone sembra giustificabile solo quando si veste di turismo e consumo, ma quando è la vita a cercare spazio, il discorso ufficiale la traduce sbrigativamente come un’invasione.
Questo delirio xenofobo non è né neutrale né astratto. Non si tratta dell’ennesimo scandalo della politica di tutti i giorni, ma della spia di una struttura sociale profondamente segnata da razzismo e classismo. L’allarme sociale, infatti, non scatta di fronte a un qualsiasi straniero: sceglie con cura i suoi capri espiatori in base al colore della pelle, alla condizione socioeconomica e alla fede religiosa. Si fa appello all’«identità» per mascherare il rifiuto verso il povero e verso chi viene razzializzato.
Il vero pericolo del discorso xenofobo sta nella sua capacità di prosperare sul vuoto dell’ignoranza. Quando una società rinuncia a conoscere le culture con cui convive, l’empatia diventa impossibile e il sospetto prende il posto del dialogo.
Sul migrante viene proiettata una narrazione di colpevolezza che lo trasforma nel responsabile di ogni male sociale (non per ciò che fa, ma per ciò che si immagina di lui). Questa sistematica distorsione della realtà non protegge l’identità collettiva: al contrario, alimenta una paranoia costante che erode le fondamenta stesse della convivenza democratica.
Usare la figura dell’«altro» (in questo caso il migrante) come capro espiatorio per i problemi strutturali può funzionare in campagna elettorale, ma resta una strategia pericolosa.
Il razzismo e la xenofobia istituzionalizzati non salvano nessuna società dal declino; la condannano, invece, all’isolamento e alla frammentazione.
Una società che arriva ad aver paura persino dei propri bambini e che nega la diversità del mondo in cui vive non sta custodendo le proprie radici: sta distruggendo il suo stesso futuro
CSA intifada/Comunità in Resistenza Empoli